Bibliografia essenziale

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J. Havet, Note sur Raoul Glaber, "Revue historique" XL 1889, pp. 41-8.
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M.C. Arpini, Radulfo Glaber e la 'Historia suorum temporum', "Atti della Accademia degli Arcadi e scritti dei soci" n. s. IX-X 1932, pp. 109-58.
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NOTA AL TESTO

I manoscritti. - Allo stato delle attuali conoscenze, le Historiae di Rodolfo il Glabro risultano tramandate da quattro manoscritti di valore assai diverso(112).

P = Parigi, Bibliothque Nationale, lat. 10912. Il manoscritto, dal formato di mm 245 x 184, si compone di ff. 55, dei quali sono originali e membranacei i ff. 1-17, 24-9, 32-9 e 47-55, mentre gli altri, vale a dire i ff. 18-23, 30-1 e 40-6, sono cartacei (filigrana simile a Briquet 12507-12509) e costituiscono un restauro tardo operato per reintegrare parti andate perdute. Questo restauro risulta dovuto ad Antoine Loisel (1536-1617), il giurista parigino dotto e di vasti interessi umanistici amico di Pierre Pithou (1539-1596). Fu, infatti, da un esemplare posseduto da quest'ultimo che vennero trascritte le sezioni di testo cadute; ma con la precisazione che un confronto tra le parti di restauro e gli autografi di Loisel dimostra che questi interviene, in pratica, limitatamente alle sei righe iniziali di f. 18r, agli interi fogli 30-1, alle prime due righe di f. 40r, all'aggiunta delle parole statimque reformantes classem multo plures quam prius preliaturos miserunt in margine a f. 23r, ai titoli presenti ai ff. 19r 20r, 21r, 22r, 40v, all'explicit del libro II e all'incipit del libro III a f. 21v. Il resto  di altra mano, di certo un segretario di Loisel. La fascicolazione del manoscritto - attestata o, per le parti restaurate, ricostruita - risulta piuttosto irregolare: si hanno un ternione (ff. 1-6) e un binione privo della seconda carta del bifolio interno (ff. 7-9), i quali contengono tutto il libro I; seguono un quaternione (ff. 10-7), al quale succedevano un bifolio, andato perduto e recante in origine la parte conclusiva del libro II, e un quaternione, di cui restano i tre bifoli interni (ff. 24-9), contenenti quasi per intero il libro III, mentre  andato perduto il bifolio esterno (le parti originali risultano sostituite dagli attuali fogli di restauro 18-23 e 30-1); alla fine del libro III e a tutto il IV risultano dedicati un quaternione (ff. 32-9) e - originariamente, giacch  andato perduto - un altro quaternione privo dell'ultima carta (sostituito dai fogli, ancora di restauro, 40-6); chiudono, infine, il manoscritto un quaternione (ff. 47-54, con bifolio pi interno costituito da due carte singole) e una carta (f. 55), contenenti il libro V. Questa carta  mutila di un pezzo, sicch parti di alcune righe risultano perdute. I fascicoli iniziano (o iniziavano, in quanto il fascicolo costituito dai ff. 24-9 ha perduto l'originario bifolio esterno) con il lato pelo della pergamena e recano (per esempio a f. 39v) tracce di reclamantes di mano molto pi tarda, forse dell'epoca in cui il manoscritto fu restaurato. A parte fogli o carte singole, la rigatura  eseguita secondo il sistema a quaderno chiuso e una sola volta nei fascicoli costituiti dai ff. 1-6 e 32-9 (tipo a doppie linee verticali prolungate fino alle estremit superiore e inferiore della pagina, entro cui si iscrivono le linee-guida), e secondo il sistema foglio per foglio su lato pelo nei fascicoli costituiti dai ff. 10-7, 24-9, 47-54 (tipo simile al precedente per gli ultimi due elementi, mentre per i ff. 10-7 si hanno anche in senso orizzontale linee doppie di inquadramento prolungate fino alle estremit della pagina).
La parte originale del manoscritto risulta vergata da cinque mani del secolo decimoI in scrittura carolina tarda: a, cui sono dovuti i ff. 1-9 e 32-9 (libro I, libro III da cap. VIII 114 pro alla fine, libro IV dall'inizio fino a cap. III 65 minhtrum); b, che scrive i ff. 10-5 (libro II dall'inizio fino a cap. VII 34 nimium); c, operante nei ff. 16-7 (libro II da cap. VII 34 locuplex a IX 65 diximus); d, che agisce ai ff. 24-9 (libro III da cap. I 81 Basilii a VIII 14 dolor); infine Rodolfo stesso, al quale si devono i ff. 47-55 (libro V), sicch il Paris, lat. 10912 costituisce un idiografo d'autore. A parte correzioni fatte dalle diverse mani - di certo talora sotto il controllo dell'autore stesso - nelle parti ch'esse scrivono, si possono distinguere due serie d'interventi, la prima dovuta a Rodolfo e quindi di fondamentale importanza, la seconda a due mani, l'una del secolo decimoII, l'altra del 1200 ca., ma di nessun valore giacch si tratta di interpolazioni o di modifiche arbitrarie del testo (alla mano pi recente sono dovute aggiunte tratte da altra cronaca, i Gesta consulum Andegavorum)(113). Tutte queste caratteristiche tecnico-librarie e grafiche del Paris, lat. 10912 sono state puntualmente rilevate, giacch necessarie a determinare il posto tutto peculiare che il manoscritto occupa nella tradizione manoscritta delle Historiae di Rodolfo il Glabro. Ed  a tale problematica, pure, che va collegata la sua complessa struttura fisica.
Per quanto concerne la storia pi recente del manoscritto, esso risulta acquistato nel 1837 dall'allora Bibliothque Royale di Parigi ad una vendita di libri appartenenti alla duchessa de Berry e conservati nel castello di Rosny; in precedenza il manoscritto era stato propriet di Claude Le Peletier (1630-1711) e quindi dei Le Peletier de Rosanbo; ma ancor prima - risulta da una nota di possesso a f. 55V - era appartenuto al gi ricordato Antoine Loisel; infine, in quanto indicato da Pierre Pithou come exemplar Silvanectense, il manoscritto, evidentemente, si trovava, prima che Loisel ne venisse in possesso, a Senlis.

A = Parigi, Bibliothque Nationale, lat. 6190. Codice fattizio, composto di tre diversi elementi, dei quali il primo, di formato mm 280 x 195, contiene Rodolfo il Glabro ed  costituito dai ff. 1-52, originali e membranacei i ff. 1-49 (il testo si interrompe a cap. IV 62 del libro Quinto con le parole totius institi?), di restauro e cartacei i ff. 50-2. Questi ultimi (filigrana Briquet 9540) sono preceduti da una nota a f. 49V, nella quale si pu identificare la mano di Pierre Pithou; il testo suona: deest dimidium capitis huius et caput integrum cui inscriptum est De extirpatione simoniaca; quae petita sunt ex Silvanectensi exemplari Antonii Oselii, vale a dire che i passi mancanti per caduta di fogli furono tratti dal Paris, lat. 10912; ma essi furono vergati non da Pithou (se si esclude un unico rigo a f. 49V: equum mihi fraudulenter abstractum cemeris possidere. Cui ilico rex), ma da altra mano, evidentemente alle sue dipendenze. Di mano del Pithou sono, invece, le integrazioni, eseguite in margine, di brevi sequenze cadute per guasti ai ff. 14r-v e 15r-v del manoscritto nonch alcune note ai ff. 33r e 47r. Terminato a f. 52r il testo di Rodolfo il Glabro, seguono le parole Hactenus alterum exemplar Antonii Oselii, e quindi, forse della mano di Pithou e comunque in altro inchiostro, et recentiori (sic) Nicolae Fabri; ed invero, poich l'esemplare di Loisel, il Paris, lat. 10912, mostra la parziale mutilazione di alcune righe nell'ultima carta, s'era fatto ricorso al Vat. Reg. lat. 618 (il nostro V) appartenuto a Nicolas Le Fvre. Riprendendo il discorso di carattere pi specificamente codicologico sulla sezione del manoscritto che qui interessa, va rilevato che le prime tre carte (ff. 1-3) e le ultime sei (ff. 44-9) del manufatto originario sono spezzoni di fascicoli, mentre l'elemento centrale  costituito da cinque quaternioni (ff. 4-43) che iniziano con lato pelo e sono rigati foglio per foglio secondo uno schema assai semplice (inquadramento a linee singole verticali e orizzontali prolungate da ogni lato fino alle estremit del foglio). Questa sezione contenente Rodolfo il Glabro formava in origine un unico manoscritto insieme all'attuale Paris, lat. 5766 che contiene il De bello Gallico di Cesare e i Getica di Giordane, costituendone la parte finale. Il manoscritto, considerato nella sua struttura originaria e integra, risulta vergato da tre mani e - a quanto mostra la tipologia della scrittura e dell'ornato - a Poitiers al tornante tra XII e XIII secolo (la terza mano  quella cui si deve il testo di Rodolfo il Glabro)(114). La scrittura, eseguita a piena pagina e disposta su 31 righe,  una gotica dal tracciato sciolto pur nell'impegno di una esecuzione assai accurata. Il testo  stato ricontrollato sul modello e le correzioni sono state fatte dalla stessa mano o in rasura o espungendo con una linea sottostante parole ripetute.
Per quanto ne concerne la storia pi recente, il manoscritto faceva parte dei ricchi fondi librari di Colbert, insieme ai quali pass nel 1732 alla Bibliothque Royale, ora Nationale, di Parigi; prima era appartenuto a Jacques-Auguste de Thou (1553-1617) e, prima ancora che a quest'ultimo, a Pierre Pithou, al quale si deve l'attuale assetto. Questi, infatti, acquistato l'originario manoscritto Paris, lat. 5766 + Paris, lat. 6190, ff. 1-49, da un canonico di Saint-Hilaire de Poitiers, Georges Biton, ne tolse la parte contenente Rodolfo il Glabro ponendola insieme al celebre frammento autografo della Historia Aquitaniae di Ademaro di Chabannes e a nove fogli del cosiddetto Chronicon Floriacense, rispettivamente ff. 53-7 e 59-66 dell'attuale Paris, lat. 6190.

V = Citt del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Reg. lat. 618. Il manoscritto, di formato mm 200 x 140 ca., si compone - a parte un foglio di guardia all'inizio e uno alla fine - di 146 fogli cartacei distribuiti di regola in quaternioni. Nel codice si possono nettamente distinguere due parti, la prima costituita dai ff. 1-104, l'altra dai ff. 103-46 e aggiunta in un secondo momento. La prima parte (filigrana non identificata nei repertori correnti) mostra fascicoli segnati con reclamantes e rigati a piombo secondo uno schema di riquadratura a doppie linee verticali e orizzontali prolungate da ogni lato fino alle estremit del foglio, ma senza linee-guida interne alla riquadratura stessa; la scrittura, tutta di una stessa mano,  una bastarda di tipo francese databile al tardo secolo decimoV. Di questa parte, solo i ff. 1-93 risultano scritti e contengono l'opera storica di Rodolfo il Glabro; invece, i ff. 94-104 sono stati lasciati vacui. La seconda parte del manoscritto (filigrana ancora una volta non identificata)  costituita anch'essa da quaternioni, a parte il primo fascicolo, ternione, e l'ultimo, binione, comunque segnati con reclamantes ma privi di rigatura; la scrittura, anche questa di mano unica,  un'umanistica corsiva francese degli inizi del secolo decimoVI. I ff. iog-44 recano una descriptio di luoghi e monumenti di Terra Santa, mentre i ff. 145-6 risultano vacui. Della storia del manoscritto prima del suo ingresso alla Biblioteca Vaticana tra il 1689 e il 1691, sotto il papato di Alessandro VIII, tra i codici di Cristina di Svezia, si pu affermare con certezza - sul fondamento di una nota di possesso a f. 1r - ch'esso appartenne a Nicolas Le Fvre (1544-1612), il precettore di Luigi XIII, e che fu utilizzato da Pierre Pithou per restituire nel mutilato A alcune brevi sequenze di testo cadute, a motivo di un guasto, anche in P. E probabile, tuttavia, che il manoscritto si sia trovato, ad un certo momento della sua storia, nelle mani di Jean de Saint-Andr(115): questi, infatti, risulta aver prestato a Papyre Masson un codice di Rodolfo il Glabro che non pu essere identificato in alcuno dei manoscritti di Parigi, P, A e B; con tutta probabilit pu trattarsi, dunque, di V.

B = Parigi, Bibliothque Nationale, lat. 13834. Il manoscritto, formato mm 180 x 120, contiene, oltre alle Historiae di Rodolfo il Glabro trascritte ai ff. 1-29r, l'Eucharisticos di Paolino di Pella e alcune composizioni di Odoramno di Sens: in tutto ff. 66, cartacei (la filigrana richiama Heawood 1004), ai quali vanno aggiunti tre fogli di guardia all'inizio e tre alla fine; vacui i ff. 29V, 46r-v, 61v. Il sistema di cucitura dei fascicoli impedisce di accertarne la tipologia. Il compilatore della raccolta  Guillaume Brosse, personaggio non altrimenti conosciuto (note di possesso nel f. I di guardia in inchiostro rosso). La scrittura, inquadrata da linee doppie,  dovuta a tre mani (a, ff. 1-29; b, ff. 30-45; e, II. 47-66), ed essa indica una collocazione cronologica della raccolta stessa intorno alla fine del secolo decimoVI, datazione confortata anche dalla circostanza che VEucharisticos di Paolino di Pella  ripreso dall'edizione di Marguerin de la Bign pubblicata a Parigi nel 1579. Prima di passare nella sua sede attuale il manoscritto era conservato, sempre a Parigi, nell'abbazia d Saint-Germain-des Prs.

I fondamenti per la costituzione del testo. - Una volta ammesso che P, il Paris, lat. 10912,  l'idiografo di Rodolfo il Glabro, esso necessariamente costituisce, per le parti originali conservate, il manoscritto-base dell'edizione del testo. Altro discorso di storia della tradizione si impone, invece, per le parti di restauro. In queste ultime il testo - restituito a cura di Antoine Loisel, il possessore del manoscritto tra XVI e XVII secolo - fu ricavato da quell'exemplar Pictavense, quindi originario di Poitiers, al quale si fa allusione pi volte nei margini di P (ff. 35V, 5IV, 54V) e che non pu essere identificato altrimenti che in A, il Paris, lat. 6190, originario di Poitiers, l'altro testimone antico dell'opera storica di Rodolfo il Glabro. E del tutto chiaro, perci, che il testo di restauro curato da Loisel, salvo correzioni o congetture di quest'ultimo, non ha alcun interesse per la restituzione delle parti cadute in P giacch riprodotto nel conservato A. Ma qual  la posizione di questo manoscritto? L'ultimo editore, Maurice Prou, si limitava a notare - sul fondamento sia dell'assenza in A delle varianti e interpolazioni marginali ed interlineari introdotte pi tardi nell'idiografo, sia di proposte ortografiche o testuali, talora pi corrette, dello stesso A - che "les deux manuscrits sont  coup sur prches parents"(116), senza tuttavia affermare la dipendenza di A da P. Poich, a quanto si  qui dimostrato, si dispone dell'idiografo dell'autore, non riconosciuto come tale da Prou, la pi corretta fisionomia ortografica o testuale talora offerta da A non pu che esser frutto di interventi peraltro assai semplici e ovvi; ma, pur dovendosi ammettere l'obbligata derivazione del manoscritto da P prima che ne cadessero alcuni fogli, non  senza interesse, ai fini della restituzione del testo perduto dall'idiografo, chiedersi se si tratta di copia diretta o mediata (attraverso uno o pi anelli intermedi). La scarsa diffusione che le Historiae di Rodolfo il Glabro sembrano aver avuto in et medievale porta ad escludere che dell'idiografo circolasse un numero di copie anche solo discreto; ma se tra P e A vi sia stato un qualche anello intermedio  problema comunque destinato a restare aperto. Ed invero la scrittura nella quale risultano vergate varianti e interpolazioni nel primo manoscritto non pu essere ritenuta, come da Prou, "plus ancienne que celle du ms. lat. 6190"(117), ma coeva, riferibile, al pari della scrittura di quest'ultimo, al tornante tra XII e XIII secolo. E quindi  ugualmente possibile, da una parte, che P abbia ricevuto varianti e interpolazioni dopo un corto lasso di tempo dal momento in cui - direttamente - ne era stato derivato A, e, d'altra parte, che quest'ultimo sia stato ripreso da un esemplare - un anello intermedio, dunque - trascritto dall'idiografo in et pi antica. In ogni caso, il comportamento testuale di A in tutte quelle parti conservate anche in P pu suggerire determinate soluzioni critiche per le parti perdute dall'idiografo stesso.
Liberiamo immediatamente il campo da B, il Paris, lat. 13834, giacch copia del tardo secolo decimoVI di P, ricavata dopo che da questo erano caduti i fogli e prima che questi fossero restituiti da Loisel. Non resta dunque che considerare, infine, il manoscritto del secolo decimoV appartenuto a Nicolas Le Fvre, V, il Vat. Reg. lat. 618, il quale offre l'opera storica di Rodolfo il Glabro senza lacune o restauri. Per le parti conservate dall'idiografo, Quinto si rivela copia di quest'ultimo, introducendo qualche ovvia correzione, e non di A, in quanto non mostra una serie di sviste e trasposizioni da cui risulta macchiato A; di contro, Quinto assume tutte le interpolazioni pi tarde reperibili in P ma non in A. Rimane per un problema: poich lo stesso Quinto  del tardo secolo decimoV e perci anteriore all'epoca di Antoine Loisel e dei suoi restauri dell'idiografo P, va stabilito se esso sia una trascrizione - diretta o mediata da un qualche anello intermedio - di P anteriore alla perdita di alcune sezioni del testo subita da quest'ultimo, o se quelle sezioni siano state recuperate attraverso A. Vi sono ragioni valide per credere alla prima alternativa: a) vi sono errori separativi di A contro V, le cui giuste lezioni non sembra possano ritenersi frutto di congettura, ma tradizione; b) al termine del libro IV, caduto in P, Quinto mostra un passo interpolato che si deve credere, per contenuto e stile, facesse parte di quel gruppo di varianti e interpolazioni introdotte tra XII e XIII secolo, ma non attestate in A; c) nel caso di caratteristiche ortografiche sistematicamente modificate da A, il codice Quinto si accorda con P nelle parti originali conservate, mantenendo lo stesso comportamento anche nelle sezioni andate perdute nell'idiografo; d) il testo presenta in Quinto una struttura continua, senza che si faccia cenno, in margine o altrove, a pi d'un esemplare adoperato o a particolari recuperi operati. In ultima analisi, per le parti perdute dall'idiografo, Quinto va posto, ai fini della costituzione del testo, sullo stesso piano critico di A, costituendo l'uno e l'altro manoscritto testimoni indipendenti di quelle parti prima della loro caduta. Va rilevato, infine, che lo stesso Quinto risulta l'unico testimone per quelle righe parzialmente cadute a causa di un guasto prodottosi a f. 55 di P, evidentemente dopo che ne era stato trascritto V; righe che da quest'ultimo recupera anche A per cura di Pierre Pithou, giacch il manoscritto era rimasto mutilo degli ultimi fogli.
Nonostante P, ove conservato, costituisca un idiografo, la revisione operata dall'autore sul suo testo - come di regola in et antica - non  stata sistematica; e pertanto  rimasta una buona parte di errori e corruttele dovuti agli scribi e all'autore stesso. Si  talora imposta, quindi, la necessit critico-editoriale di interventi congetturali atti a risanare un testo altrimenti in contraddizione con lo stesso usus scribendi di Rodolfo. La punteggiatura  moderna, pur se si  tenuto conto, soprattutto nel caso di incertezza tra soluzioni alternative possibili, di quella dell'idiografo. L'ortografia adottata  di regola quella di quest'ultimo, con rari interventi limitati a sviste ritenute certe. Nelle parti cadute in P, per le quali il testo si fonda su A e V, non si  fatta una scelta ortografica precisa in favore di uno dei due testimoni, ma - escluse varianti dovute alle consuetudini grafiche di ciascuno di essi e correlate all'area geografica o all'epoca di origine - si  cercato di adottare di volta in volta la grafia considerata pi probabile in relazione alle consuetudini di Rodolfo, pur nella constatazione che questi non si attiene ad una assoluta coerenza. In generale, "l'aspirazione a scrivere tutte le parole proprio come le aveva concepite l'autore urta sempre contro ostacoli praticamente insormontabili, ed  comunque necessario far rientrare almeno per qualche aspetto l'arbitrariet convenzionale che si sarebbe voluta evitare"(118).
La divisione in capitoli (in numeri romani) all'interno di ogni libro dell'opera riproduce quella di P; la divisione moderna in paragrafi (in numeri arabi) riproduce quella introdotta dal Prou nella sua edizione.

Edizioni e traduzioni. - La prima edizione delle Historiae di Rodolfo il Glabro, nella quale per la prima volta  dato all'opera questo titolo, si trova nella raccolta Historiae Francorum ab anno Christi DCCCC ad ann. M.CC.LXXXV Scriptores veteres XI,... Ex bibliotheca P. Pithoei v. ci. nunc primum in lucem dati, Francofurti 1596, pp. 1-59. A base di questa edizione di Pierre Pithou vi sono i due manoscritti pi antichi, P e A, quest'ultimo posseduto dallo stesso Pithou. Una seconda edizione dell'opera, fatta sul fondamento di una nuova collazione di A,  quella data dalla serie degli Historiae Francorum Scriptores, ab Hugone et Roberto regg. usque ad Philippi Augusti tempora... opera et studio... F. Duchesne, IV, Lutetiae Parisiorum 1641, pp. 1-58; ed  questa edizione, rivista ancora una volta su A, che si trova ristampata, limitatamente ad escerti dal libro I nel tomo VIII e per intero nel tomo X del Recueil des historiens des Gaules et de la France, VIII,... par Dom M. Bouquet, Paris 1752, pp. 238-40, e X,... par J. B. Haudiquier et C. Haudiquier, Paris 1760, pp. 1-63 (tomi ristampati l'uno e l'altro, a cura di L. Delisle, Paris 1871 e 1874); la stessa edizione  stata ripresa, inoltre, da J.-P. Migne, Patrologia Latina CXLII, Lutetiae Parisiorum 1853, coll. 611-98. Una nuova edizione, fondata su A P e limitata al libro I e ad escerti dagli altri libri (passi relativi alla storia dell'impero germanico),  quella dovuta a G. Waitz e contenuta nei Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, VII, Hannoverae 1846, pp. 51-72. V' da ultima l'edizione che, a partire dalla data della sua pubblicazione,  stata correntemente adoperata fino ad oggi, ma che, sotto molti aspetti, rappresenta tutt'altro che un avanzamento rispetto alle precedenti edizioni: M. Prou, Raoul Glaber. les cinq livres de ses Histoires (900-1044), "Collection de textes pour servir  l'tude et  l'enseignement de l'histoire" 1, Paris 1886. Oltre a P e A, Prou conosce anche B e V, ma scarta giustamente il primo come copia di P; utilizza invece il secondo non direttamente ma su note ricevute da Ernest Langlois dell'Ecole Franaise de Rome, senza comunque definire il posto testuale del manoscritto rispetto a P e A.
Una traduzione delle Historiae di Rodolfo in francese si trova nella Collection des Mmoires relatifs  l'histoire de France, ed. F.P.G. Guizot, VI, Paris 1824, pp. 163-355; una seconda e assai pi recente traduzione sempre in francese si deve a E. Pognon, L'an mille. Oeuvres de Liutprand, Raoul Glaber, Admar de Chabannes, Adalbron, Helgaud, "Mmoires du passe" VI, Paris 1947, pp. 45-144 (con note alle pp. 267-77). In questi ultimi anni si  avuta anche una traduzione in italiano, non confortata tuttavia da una nuova edizione critica del testo: Rodolfo il Glabro, Storie dell'anno Mille. I cinque libri delle Storie. Vita dell'abate Guglielmo, introd. di G. Andenna, trad. di D. Tuniz, Milano 1981. Infine, brani pi o meno ampi delle Historiae di Rodolfo si trovano tradotti nelle diverse lingue moderne in numerosi saggi e studi, tra i quali va segnalato almeno - per una ripresa eccezionalmente vasta dell'opera - il lavoro di G. Duby, L'An Mil, Paris 1967 (trad. it., L'Anno Mille. Storia religiosa e psicologia collettiva, Torino 1976).
Contemporaneamente alla prima stampa di questa edizione (1989)  uscita quella, accompagnata da versione inglese e commento, a cura di J. France (ved. supra, p. LVI), comprendente anche la Vita Willelmi gi edita da N. Bulst. Tale lavoro si fonda come il nostro, a parte alcune differenze nei particolari, sul codice P.




Abbreviazioni bibliografiche

Edizioni e traduzioni, raccolte, lessici, critica testuale
AA.SS. Bened.
Acta sanctorum ordinis sancti Benedicti, ed. J. Mabillon e altri, Venetiis 1733-382
AA.SS. Boll.
Acta sanctorum quotquot toto orbe coluntur, ed. J. Bolland e altri, Antwerpiae 1643-; Parisiis 1863-702
B.H.L.
Bibliotheca hagiographica latina antiquae et mediae aetatis, "Subsidia hagiographica" 6, Bruxellis 1898-1901; Supplementum, "Subsidia hagiographica" 12, Bruxellis 19112; Novum supplementum, ed. H. Fros, "Subsidia hagiographica" 70, Bruxellis 1986 (si cita per numero d'ordine d'agiografia, non per numero di pagina)
C.C.C.M.
Corpus christianorum, continuatio mediaevalis, Turnholti 1971.
C.C.L.
Corpus christianorum, series latina, Turnholti 1953.
C.S.E.L.
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C. du Fresne sieur du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, ed. a cura di L. Favre, Niort 1883-87 (pi volte riprodotta)
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Rodulfus Glaber, Opera, ed. J. France - N. Bulst - P. Reynolds, "Oxford Medieval Texts", Oxford 1989
Haudiquier
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H. Hoffmann, "Deutsches Archiv" XLVI 1990, pp. 601-1
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L. Holford-Strevens, congetture riportate nell'apparato dell'ed. France
Lfstedt
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Monumenta Germaniae historica, diplomata regum Germaniae ex stirpe Karolinorum, Berolini 1932.-60
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Monumenta Germaniae historica, poetae latini aevi carolini, ed. E. Dmmler e altri, Hannoverae 1884.
M.G.H. SS
Monumenta Germaniae historica, scriptores, ed. G.H. Pertz e altri, Hannoverae 1878.
M.G.H. SS. Lang
Monumenta Germaniae historica, scriptores rerum Langobardicarum et Italicarum saeculi VI-IX, ed. G. Waitz e altri, Hannoverae 1878
M.G.H. SS. Mer.
Monumenta Germaniae historica, scriptores rerum Merovingicarum, ed. W. Arndt, B. Krusch e W. Levison, Hannoverae 1884-1951.
P.I.
Patrologiae cursus completus, series latina, a cura di J.-P. Migne, Parisiis 1841-64, 1878-902
Placanica
A. Placanica, "Maia" N.S. XLV 1993, pp. 199-2.02.
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Raoul Glaber: les cinq livres de ses Histoires (900-1044), ed. M. Prou, "Collection de textes pour servir  l'tude et  l'enseignement de l'histoire" 1, Paris 1886
S.C.
Sources chrtiennes, a cura di H. de Lubac e altri, Paris 1941. 0, 5 cm
Tuniz
Rodolfo il Glabro, Storie dell'anno Mille. I cinque libri delle Storie. Vita dell'abate Guglielmo, introd. di G. Andenna, trad. di D. Tuniz, Milano 1981
Wint
M. Winterbottom, congetture riportate nell'apparato dell'ed. France

Studi
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Cracco, Riforma
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Erdmann, Entstehung
C. Erdmann, Die Entstehung des Kreuzzugsgedankens, "Forschungen zur Kirchen- und Geistesgeschichte" 6, Stuttgart 1935 (riprod. 1965)
Hourlier, Saint Odilon
J. Hourlier, Saint Odilon abb de Cluny, "Bibliothque de la Revue d'histoire ecclsiastique" 40, Louvain 1964
Lot, Carolingiens
F. Lot, Les demiers carolingiens: Lothaire, Louis V, Charles de Lorraine (9S4-991), "Bibliothque de l'Ecole des Hautes Etudes, sciences philologiques et historiques" 131, Paris 1891
Manitius, Geschichte
M. Manitius, Geschichte der lateinischen Literatur des Mittelalters I, Mnchen 1911; II, Mnchen 1913
Manselli, Eresia
R. Manselli, L'eresia del male, Napoli 19802
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E. Petit, Raoul Glaber, "Revue historique" XLVIII 1982., pp. 283-99
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P. Rousset, Raoul Glaber interprete de la pense commune au XIe sicle, "Revue d'histoire de l'Eglise de France" XXXVI1950, pp. 5-24
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Y. Sassier, Recherches sur le pouvoir comtal en Auxerrois du Xe au dbut du XIIIe sicle, Auxerre 1980
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T. Schieffer, Heinrich II. und Konrad IL, "Deutsches Archiv" VIII 1950-51, pp. 384-437
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M. Vogelgsang, Der cluniazensische Chronist Rodulfus Glaber. Ein Beitrag zur cluniazemischen Geschichtsschreibung, "Studien und Mitteilungen zur Geschichte des Benediktiner-Ordens" LXVII I, 1956, pp. 25-38 e 277-97; LXXI 1960, pp. 151-85
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W.L. Wakefield-A. P. Evans, Heresies in the High Middle Ages: selected sources translated and annotated, New York-London 1969
Werner, Hresie
E. Werner, Hresie und Gesellschaft im 11. Jahrhundert, "Sitzungsberichte der Sachsischen Akademie der Wissenschaften zu Leipzig, Phil.-Hist. Klasse" CXVII 5, Berlin 1975



TAVOLE GENEALOGICHE







Sigla
P
scribarum manus qui textum librorum I, II (usque ad cap. IX 65), III (capp. I 81 - VIII 14 et a cap. VIII 114 ad finem libri), IV (usque ad cap. III 65) in cod. Paris, lat. 10912 exaraverunt (v. p. LIX sqq.)
Rod
auctoris ipsius manus, qui in eodem codice textum librorum I-IV interdum correxit vel auxit, textum libri Quinto totum exaravit
A
Paris, lat. 6190, saec. XII-XIII
A2
manus saec. XVI in cod. A
V
Vat. Reg. lat. 618, saec. XV ex.
V2
manus saec. XVII in cod. V
B
Paris, lat. 13834, saec. XVI ex.
Hugo Flav.
Hugo Flaviniacensis, Chron. II 17 (M.G.H. SS. VIII, P. 392)
Gest. And.
Chronica de gestis consulum Andegavorum (Chroniques d'Anjou, recueillies et publies pour la Societ de l'histoire de France... par P. Marchegay et A. Salmon, I, Paris 1856)
